Bruno Santori Quartet feat. Michele Zarrillo JAZZ&REMO IL FESTIVAL al Blue Note di Milano

Bruno Santori Quartet feat. Michele Zarrillo JAZZ&REMO IL FESTIVAL al Blue Note di Milano

La testata FRIENDS4ARTS, con la collaborazione della fotografa Angela Bartolo, ha costum writing voluto raccontare con una serie di bellissimi scatti fotografici il nostro concerto tenutosi presso il Blue Note a Milano lo scorso 18 Dicembre 2017.

Il progetto “Jazz&Remo Il Festival” ha visto ha visto sul palco Bruno Santori al pianoforte, Michele Zarrillo come Special Guest, Stefano Bertoli alla batteria, Fabio Crespiatico al basso, e Giulia Pugliese alla voce.

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Classicamente Jazz con Children of Light

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Classicamente Jazz con Children of Light al Blue Note Milano

Danilo Pérez, John Patitucci, Brian Blade: un dizionario del jazz li definirebbe semplicemente come “la sezione ritmica di una delle band più straordinarie di questo primo scorcio del terzo millennio, il quartetto di Wayne Shorter”.

Oltre a fare parte di questa straordinaria formazione che ha segnato e customs essays ampliato i confini percettivi del jazz contemporaneo, questi tre straordinari musicisti hanno continuato a coltivare le loro singole carriere come leader, solo da poco tempo hanno iniziato a presentarsi come vero e proprio trio, Children of the Light, sul quale aleggia l’enorme eredità shorteriana.

Da questo nuovo gruppo scaturisce una musica dall’enorme potere immaginifico, che ricombina e rinnova i ruoli e gli schemi del trio con pianoforte, spazzando via spavaldamente ogni elemento di routine e prevedibilità dal linguaggio jazzistico.

Pérez, Patitucci e Blade si trovarono assieme per la prima volta nel 2000 in occasione della registrazione del disco Motherland di Pérez. Poco dopo a saldare ulteriormente la loro storia arrivò la chiamata di Wayne Shorter. Tutti e tre sono star del jazz internazionale con importanti carriere solistiche.

Il pianista panamense Danilo Pérez, oltre che con Shorter ha lasciato importanti testimonianze al fianco di Roy Haynes, il suo stile è una sorta di compendio delle sonorità e dei ritmi pan-americani.

John Patitucci è uno dei più influenti bassisti in attività, capace di traslocare il suo strumento, sia acustico che elettrico, dal jazz al soul, il rock, il blues, la musica classica, oltre che alla testa del suo quartetto ha dato sostegno ai gruppi di leader carismatici come Chick Corea, Herbie Hancock, Stan Getz, Wynton Marsalis, Joshua Redman, Michael Brecker, Freddie Hubbard, Tony Williams e non solo. Cambiando genere, lo si è ascoltato al fianco di soccer rebounder sklz Sting, Astrud e João Gilberto e altre star del pop e della musica brasiliana.

Anche il batterista Brian Blade, quando non è impegnato coi suoi progetti personali, frequenta l’olimpo del musica, non solo jazz: Herbie Hancock, Kenny Garrett, Joshua Redman, Joni Mitchell, Bob Dylan.

Robert Bona fa ballare il Blue Note

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Robert Bona fa ballare il Blue Note ai ritmi caldi di Cuba

Di lui si dice che porta in tutto il mondo il suo sorriso e la sua eleganza musicale, che sia un artista in cui si fondono i virtuosismi di Jaco Pastorious, la fluidità vocale di George Benson, il senso dell’armonia e della canzone di Joao Gilberto, il tutto mixato con la cultura africana.

Originario del Cameroon, resta fedele alle proprie radici, portando i ritmi africani in ognuno dei suoi 7 album. Noto anche per aver fatto parte del gruppo Steps Ahead, si è esibito su molti palcoscenici e con molti artisti del calibro, ad esempio, di Bobby McFerrin, Pat Metheny, Joe Zawinul, Chick Corea, Herbie Hancock, Paul Simon, John Legend e Stevie Wonder. Con numerosi premi, spettacoli e anni di esperienza al suo attivo, Bona è diventato uno dei più ricercati musicisti di questa generazione.

Sul palco del Blue Note ha presentato il nuovo album “Heritage”, un concentrato di energia, in cui si esplora l’alchimia di ritmi africani a Cuba. Sarà accompagnato dalla band Mandekan Cubano (cinque veterani della scena musicale latina Downbeat di New York), con cui ha fuso artigianalmente suoni e culture, riuscendo nell’impresa di parlare il linguaggio universale della musica.

Alexsander Hawkins Ensemble

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Quarto appuntamento di Aperitivo in concerto Alexsander Hawkins Ensemble

Nel quarto appuntamento di “Aperitivo in Concerto”, l’approccio improvvisativo si fa particolarmente sofisticato con Alexander Hawkins,  con una rassegna dedicata interamente all’improvvisazione non può mancare il pianista, organista, compositore e band leader inglese, in continuo movimento con straordinaria efficacia nel  mondo delle avanguardie così come in quello della tradizione.

L’improvvisatore autodidatta, come egli stesso si definisce, mette d’accordo il suo amore per la libera improvvisazione e e quello  per la composizione. Le sue complesse composizioni, arricchite dal suo virtuosismo, accessibili grazie a un profondo senso poetico, non rinunciano mai alla ricerca  di nuove sonorità.

Alexander Hawkins si è esibito sul palco del Teatro Manzoni a capo di un sestetto in  cui spicca la presenza di un altro acclamato improvvisatore fra i protagonisti della scena britannica, il sassofonista Jason Yarde.

Dunque oggi abbiamo avuto un esempio perfetto di improvvisazione jazz dei massimi livelli, professionisti della musica giovani e non per questo  meno dotati, grandi musicisti attenti e concentrati, che ci hanno dato uno dei migliori momenti d’improvvisazione degli ultimi tempi, ma siccome “..l’improvvisazione non s’improvvisa (cit)” ci piace pensare che questi giovani artisti abbiano lavorato per crescere fino a rendere quasi perfetta la loro intesa, fino a raggiungere il livello di cui abbiamo potuto godere in questo incontro.

Alexander Hawkins al pianoforte,  Jason Yarde ai sassofoni, Otto Ficher alla chitarra elettrica, Dylan O Bates al violino, Neil Charles al contrabbasso, Jon Scott alla batteria.

L’appuntamento con Aperitivo in Concerto si rinnova domenica prossima alle 11,00 Frederic Rzewski pianista che dopo lunghi anni di assenza torna al Teatro Manzoni con la sua unica data italiana.

Nils Petter Molvaer e i giamaicani Sly Dunbar e Robbie Shakespeare

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Terzo appuntamento della stagione per Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni

Per il terzo appuntamento di Aperitivo in Concerto, un incontro particolarmente emblematico come quello fra un improvvisatore norvegese quale Nils Petter Molvaer e i giamaicani Sly Dunbar e Robbie Shakespeare.

All’apparenza potrebbe sembrare un incontro senza senso, se non fosse invece l’esempio alto della lezione di inclusività che solo il jazz sa offrire.

Un incontro che, nel suo apparente spiazzamento e stupore, rappresenta un cerchio che si chiude, dove il jazz assume pienamente il suo ruolo di strumento etico, forma democratica e concezione di vita.

Vi aspettiamo dunque per ascoltare una fra le più celebri sezioni ritmiche della musica degli ultimi trent’anni, quella appunto formata dai giamaicani Sly Dunbar (batteria) e Robbie Shakespeare (basso), insieme a un pioniere dell’electro-jazz come il poetico trombettista norvegese Nils Petter Molvær, con la collaborazione di due alchimisti dei suoni elettrici e elettronici più evocativi come il chitarrista Eivind Aarset e il mago dell’elettronica Vladislav Delay.

Al Blue Note Milano con Jeremy Pelt

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JAZZMI – Al Blue Note Milano con Jeremy Pelt – uno straordinario sol out

Jeremy Pelt è considerato tra i migliori trombettisti della scena jazz contemporanea, acclamatissimo dal grande pubblico statunitense e votato “Rising Star” della tromba negli ultimi cinque anni dalla prestigiosa testata Downbeat Magazine.

Nella sua carriera di giovane trombettista, si è esibito accanto a mostri sacri del calibro di Jimmy Heath, Frank Foster e Ravi Coltrane, fino ad arrivare a incidere con il grande Wayne Shorter ed ha prestato il prezioso sound della sua tromba alla Roy Hargrove Big Band, alla Village Vanguard Orchestra e alla Duke Ellington Big Band.

Il Jeremy Pelt Quintet è fra i gruppi più seguiti e apprezzati del jazz newyorkese. E’ da poco uscito l’ultimo disco Jive Culture (Gennaio 2016), un capolavoro che vede al suo fianco Ron Carter, Danny Grissett e Billy Drummond.

Con Victor Gould piano e fender rhodes, Jacquelene Acevedo percussioni, Vicente Archer basso, Jonathan Barber batteria, Jeremy ha regalato al suo pubblico un’entusiasmante serata di splendida musica.

Al Teatro Nazionale con Gregory Porter

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JAZZMI chiude al Teatro Nazionale con Gregory Porter e l’ennesimo sold out

JAZZMI, ha chiuso 15 novembre al Teatro Nazionale dopo aver coinvolto non meno di dodici luoghi tra locali,  jazz club e Teatri.

Pur vantando un ruolo di primo piano nella storia della musica jazz   fin dal dopo guerra immediato, quando l’intraprendenza di Gian Carlo Testoni e Arrigo Polillo che  ne fecero la roccaforte della prima storica rivista, “Musica Jazz”,  fondata nel 1945 e  ancora attiva e tra i primi canali d’ascolto dei primi grandi concerti Monk, Coltrane, Bill Evans, Chet Baker, Mingus e Rollins.

Ebbene Milano è partita alla grande, JAZZMI ha collezionato nel percorso del suo primo anno una serie incredibile di sold out, gettonatissime anche le conferenze, gli incontri con gli artisti e le proiezioni storiche.

Ieri sera grande  serata finale con Gregory Porter che ha riempito il Teatro Nazionale fino all’ultimo posto disponibile e, come sempre, ha catturato il suo pubblico con lo straordinario fascino, un bel concerto un pubblico straordinario e la promessa di Luciano Linzi direttore artistico con Titti Santini, di fare in modo che questa sia solo la prima di molte edizioni per questo Festival che onestamente, pensiamo Milano si meritasse da tempo.

Paolo Fresu & Uri Caine

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JAZZMI – Al Conservatorio di Milano Paolo Fresu & Uri Caine tra classica e jazz

l duo costituito da Paolo Fresu e Uri Caine, è la storia del fortunatissimo incontro tra due grandi personalità del jazz moderno.

Tra i brani usualmente presentati, oltre a standard come “Darn that dream” e “Doxy”, troviamo delle vere e proprie perle come “Lascia ch’io pianga” di Haendel in una versione da brivido ed il fantastico medley che unisce un classico della canzone italiana come “Non ti scordar di me” con “Centochiodi”, brano scritto da Fresu per la colonna sonora del bellissimo omonimo film di Ermanno Olmi.

Uri Caine è noto per le sue visionarie rivisitazioni di repertori classici, un lavoro iniziato con un omaggio a Gustav Mahler e proseguito con i Lieder di Robert Schumann e le Variazioni Golberg di Johann Sebastian Bach, pubblicati dall’etichetta Winter & Winter, che gli hanno assicurato uno straordinario successo, fino ad essere invitato, con il programma dedicato a Mahler, anche dal prestigioso festival di musica classica di Salisburgo.
Non sorprende, dunque, l’incontro con Paolo Fresu,  riconosciuto quale un musicista altrettanto attento ai diversi suoni del contemporaneo.  Il dialogo nato dall’incontro con Paolo Fresu –basato essenzialmente sull’interpretazione  personalizzata di alcuni standard “pericolosi” della storia jazzistica -è di quelli di altissimo valore qualitativo e, già sulla carta, capace di incuriosire ed affascinare anche il più lontano e tiepido appassionato.

Il sentimento che muove l’esperienza è lo stesso. Dopo una serie di concerti, nell’estate 2006 Fresu e Caine hanno pubblicato il cd “Things”, per la prestigiosa etichetta Blue Note, dedicato ad una rilettura di alcuni brani divenuti classici del jazz. Come accade per il trio “standards” di Keith Jarrett, Fresu e Caine insieme hanno dimostrato quanto sia possibile rinnovare alcune tra le pagine più famose del jazz, tra ammalianti ballad ed invenzioni ritmiche, che rendono il loro incontro musicale un evento straordinario che ha riempito la sala del Conservatorio fino all’ultimo posto.

Avi Lebovich & Orchestra

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JAZZMI e Aperitivo in Concerto – ci offrono Avi Lebovich & Orchestra

La spettacolare orchestra guidata dal trombonista Avi Lebovich racchiude i migliori solisti israeliani in una formula che rilegge e aggiorna il linguaggio mainstream delle big band degli ultimi trent’anni, senza intenti enciclopedici ma con un fortissimo senso della contemporaneità   culturale che essa oggi impone, il linguaggio improvvisativo si arricchisce perciò di una molteplicità di elementi che provengono da più tradizioni e che rimescolano in continuazione le carte dell’espressività.

L’esibizione dell’orchestra vanta inoltre la presenza, come solista ospite, di uno fra i più brillanti pianisti israeliani dell’ultima decade, quel Omer Klein, artista squisito che, allievo di Danilo Perez e Fred Hersch, miete oggi successi con il suo trio in tutto il mondo, accompagnato dal contrabbassista Haggai Cohen Milo e dal batterista Amir Bresler. Di Klein si ricordano inoltre le sue collaborazioni con Mark Feldman, Meshell Ndegeocello, Avishai Cohen, Donny McCaslin.

Omer Klein pianoforte, Avi Lebovich trombone, Yair Slutzki, Yaron Ouzana trombone, Arthur Krasnobaev, Assa Kook tromba, Alon Farber, Tal Varon, Yehonatan Cohen, Yuval Tabachnik sassofoni, Nitzan Bar chitarra, Mickey Warshai contrabbasso e basso elettrico, Ron Almog batteria.

Nicole Mitchell al Teatro Manzoni

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Nicole Mitchell – prima europea per il concerto Natale dell’aperitivo  al Teatro Manzoni

Aperitivo in Concerto ha presentato, in prima europea, il nuovo, appassionante lavoro della straordinaria flautista e compositrice Nicole Mitchell:

‘When Life’s Doors Open’, affascinante ritratto della vita di oggi al femminile e che l’autrice ha voluto rileggere alla luce delle prossime festività natalizie, coniugando la tradizione popolare africano-americana con i temi più attuali della nostra modernità.

‘Tre donne che simboleggiano la saggezza, la scoperta e la lotta’ 

Così la flautista Nicole Mitchell presenta le tre vocalist che l’hanno accompagnata al Manzoni  per il nuovo progetto 

‘When Life’s Doors Open Un live costruito intorno alle personalità artistiche di Jamika Ajalon, FayVictor, Kiran Ahluwalia e al valore di un gruppo di jazzisti newyorkesi’

dice la 46enne artista di Chicago. La Mitchell è  “una delle poche donne” in molti contesti:

«Il jazz è ancora un mondo maschile, cantanti a parte; dopo molti anni da compositrice e flautista so che devi avere idee migliori e il doppio di grinta e volontà rispetto ai miei colleghi». 

Il nuovo show è dedicato a un tema universale:

«Il percorso che ognuno di noi fa o vorrebbe fare per realizzare i propri sogni». Qui entra in gioco il trio di vocalist: «È per l’idea alla base della mia musica che il ruolo di Jamika, Fay e Kiran è così importante: sono tre aspetti diversi degli ideali e delle vocazioni di noi donne, dalla riflessione all’azione».

La Mitchell, flautista, cantante  ha una forte consapevolezza sociale e politica:

«So che in Europa le donne stanno lottando contro il femminicidio e mi unisco alla battaglia civile con il mio concerto».

Pensata come una suite e presentata pochi mesi fa al club Roulette di Brooklyn, ‘When Life’s Doors Open’ è il punto di vista di una donna che guarda al mondo da artista ma senza perdere di vista la realtà quotidiana. Dalle idee alla musica, in scena con la leader  ottimi strumentisti, come il chitarrista Martin Sewell e anche un tocco d’innovazione, affidato alla dj Val-Inc e un accenno classico con il corno francese di Vincent Chancey.

Il live ha dato spazio anche alla «spoken word» (recitazione fra poesia e performance) di Jamika Ajalon.

Un progetto complesso, da cui è scaturito un concerto intenso e impegnativo, in cui i vari generi musicali si sono integrati all’improvvisazione permettendo al jazz di diventare  la un unico straordinario “collante”.

‘When Life’s Doors Open’, nel rispetto della migliore trazione jazz, con uno sguardo rivolto al futuro e un’attenzione particolare per l’universo femminile, fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile che sul palco ci fossero cinque donne su un gruppo formato da otto elementi.

Innovazione e tradizione che hanno riempito il Teatro Manzoni per il concerto di  ‘Natale’.

insegnamento ed innovazione sono parate integrante della sua vita e del suo lavoro.

 

Immagini e testo di Angela Bartolo
Fonte delle informazioni Aperitivo in Concerto.
Evento organizzato da Mediaset e Publitalia 80.
Un particolare ringraziamento alla Sig.ra Viviana Allocchio Responsabile Iniziative Speciali Fininvest/Teatro Manzoni per la gentile collaborazione.

La Calabria in un click

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La Calabria in un click – un’emozione mediterranea splendida mostra in via Dante a Milano

Da martedì 10 dicembre,  a Palazzo Giureconsulti, in piazza Mercanti  a Milano, verrà presentata alla stampa la mostra fotografica “La Calabria in un click”.

L’iniziativa, promossa dalla Regione Calabria, Assessorato al Turismo, nasce con l’obiettivo di promuovere le eccellenze e le attrattive territoriali, il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico calabrese attraverso la fotografia. La kermesse in via Dante, a Milano, inaugurata  alla presenza del Governatore della regione Calabria Giuseppe Scopelliti.

Cinquanta tra fotogiornalisti, fotografi professionisti e fotoamatori evoluti che racconteranno con i loro scatti, dal 10 al 26 dicembre 2013, le bellezze naturali e urbane di una regione a completa vocazione turistica.

“Una vetrina prestigiosa, Milano e via Dante, accoglierà artisti calabresi che con la loro professionalità sono riusciti a valorizzare angoli, scorci e paesaggi della nostra splendida terra

ha dichiarato il presidente Scopelliti.

Il percorso artistico, ideato dall’Associazione “Espero” in collaborazione con la fotografa calabrese Adriana Sapone, condurrà il visitatore “dentro”immagini di grande impatto visivo, scatti che ritraggono la Calabria nelle suggestioni visive della terra, del cielo e del mare.

I 50 autori degli scatti, provenienti dalle cinque province calabresi, sono:

Giorgio Tricarico, Francesco Sesso, Nicholas Rinaldi, Mario Tosti, Massimiliano Palumbo, Jessica Marano, Domenico Olivito, Francesco Tosti, Antonino Condorelli, Ramona Monteverde, Vincenzo Grillo, Domenico Mendicino, Antonio Aleo, Antonio Renda, Raffaele Montepaone, Filippo Armonio, Armando Grillo, Stefano Costantino, Francesca Procopio, Attilio Morabito, Gaetano D’Urso, Franco Grillo, Francesco Trapasso, Salvatore Monteverde, Leonardo Scarriglia, Giuseppe Pipita, Domenico Stallone, Danilo Mastroddi, Enzo Penna, Flavio Milzani, Nadia Giovinazzo, Ketty D’Atena, Massimo Tamborra, Dario Borruto, Edmondo Mavilla, Anna Maria Basile, Albano Angilletta, Silvio Mavilla, Adriana Sapone, Demetrio Opinato, Alfonso Morabito, Fabrizio Alampi, Fortunato Serranò, Antonio Pellicanò, Pino D’Amico, Elena Li Pera, Francesco Turano, Filippo Labate, Domenico Notaro e Salvatore Dato. m.c.

Immagini di Angela Bartolo

Evento organizzato da Adriana Scapone

Carmen Souza al Blue Note

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Carmen Souza al Blue Note di Milano con i suoi ritmi caldi

Carmen Souza é certamente una delle voci più interessanti della nuova generazione della cosiddetta world music. Nata a Lisbona da una famiglia capoverdiana di estrazione cristiana, la sua musica fonde in sé tanti generi musicali, dalla Morna, al Batuke, al Jazz, al Soul e oltre.

Carmen parte dalla forza delle proprie radici per scoprire frontiere sempre nuove. Il suo modo di cantare è una versione del tutto personale della verve di Billie Holiday, Nina Simone e Casara Evoria, tra melodie inusuali, umori esotici, africanismi e scat jazz, vibrati controllati e frasi dall’andamento imprevedibile.

Il suo ultimo album Katchupada è stato il fulcro del concerto al Blue Note. Come l’omonimo piatto di Capoverde, che contiene una grande varietà di ingredienti e spezie, così eclettiche e sorprendenti sono la musica e la voce di Carmen Souza.

Oltre ai brani originali, firmati dalla stessa artista con musiche e arrangiamenti di Theo Pas’cal, spiccano cover di alcuni classici di Charlie Parker e Oscar Hammerstein III come My favourite things e Donna Lee a cui Carmen Sousa, riesce a dare un’impronta estremamente personale.

Una serata ricca di momenti intensi, una serata in cui Carmen Souza, alternando i diversi linguaggi con i quali è cresciuta, con la stessa facilità con cui alterna gli strumenti che suona ( chitarra – piano – rhodes e voce) ha offerto al pubblico del blue note una raffinata serata tra jazz e soul con momenti afro senza mai perdere la sua leggerezza.

Sul palco con Carmen, Theo Pascal (basso elettrico e contrabbasso) arrangiatore di una gran parte dei pezzi contenuti in Katchupada, Elias Kacomanolis (battereia e percussioni) e Ben Burrell (pianoforte), musicisti ricercati e appassionati, capaci di fondersi completamente e delicatamente con le sonorità che di brano in brano Carmen Suoza variava e modulava diversamente. Una serata terminata con una standing ovation che il pubblico ha voluto regalare agli artisti sull’ultimo brano.

Evento organizzato da Blue Note Milano in collaborazione con Parole e Dintorni che si ringrazia per la gentile disponibilità

Immagini e testo di Angela Bartolo