Black Hole, Break in Jazz di MiTo

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Black Hole in piazza San Fedele per il Break in Jazz di MiTo

In piazza San Fedele, per il break in jazz di MITO, si sono esibiti ieri, davanti a un pubblico attento e partecipe, i Black Hole, il gruppo di cui fanno parte Walter Donatiello alla chitarra, Tiziano Tononi alla batteria, Daniele Cavallanti al sax tenore e Michelangelo Flammia al basso elettrico, ha interpretato diversi pezzi dal suo repertorio compositivo.

Il flusso della musica di Black Hole scorre attraverso diversi canali sotterranei, la sensibilità del jazz, l’energia del rock, la pratica dell’improvvisazione e il senso del collettivo. Ed è proprio la dimensione collettiva a generare le linee guida delle scelte in musica,  un approccio spregiudicato all’interpretazione, una visione dell’oggi con profonde radici in un passato remoto prossimo venturo, senza il quale non c’è rapporto con il presente e visione del futuro.

Purtroppo alcuni problemi tecnici, malgrado l’impegno e gli sforzi dei tecnici presenti,  dovuti pare all’insufficiente supporto elettrico, hanno reso più difficile apprezzare fino in fondo una musica che, richiede forse più altre la continuità e la forza del suono, per entrare attraverso il lato “rock” arrivando fino alle sonorità più jazz e lasciarsi trasportare dall’improvvisazione.

Si ringrazia l’organizzazione di MITO

Franco D’Andrea per MiTo

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Franco d’Andrea sestet totalmente jazz per MiTo

Al Teatro Manzoni di Milano, Franco D’Andrea ospite di MiTo Settembre in Musica ha dato larga dimostrazione, se mai ci fosse stato bisogno, delle sue straordinarie doti di poliedricità.

Un concerto ricco, quello di ieri sera al teatro Manzoni di Milano, nel quale Franco D’Andrea si è esibito attraversando le più variegate situazioni a partire dal piano quasi solo, il primo pezzo infatti annunciato come piano solo, si è arricchito dell’improvviso  intervento di Han Bennik, per arrivare poi fino al sestetto.

Insieme a Franco sul palco, due ospiti d’eccezione: il batterista Han Bennink e il trombettista Dave Douglas, oltre chiaramente agli altri musicisti del suo sestetto,  Mauro Ottolini al trombone, Andrea Ayassot al sax, Daniele D’Agaro al clarinetto, Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria.

La scaletta si è articolata tra i brani del suo disco in piano solo ‘Today’, edito a maggio di quest’anno dall’etichetta El Gallo Rojo, a diversi  inediti e parte del repertorio di ‘Traditions and Clusters’, il doppio album con il quale Franco D’Andrea ha vinto nel 2012 ilTop Jazz come ‘Miglior disco dell’anno’.

L’arte di Franco D’Andrea è l’espressione musicale libera e raffinata, travolgente e coerente, intensamente personale e  completamente jazz.

Si ringrazia l’organizzazione di MITO per il gentile invito.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Giovanni Falzone un Requiem in jazz

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Falzone incontra Verdi e regala a MITO un Requiem in jazz

Ieri sera Cimitero Monumentale di Milano  Giovanni Falzone con la sua Contemporary Orchestra ci ha regalato una splendida serata, il progetto presentato ‘Requiem Around Requiem’, sostenuto e prodotto da Musicamorfosi può sembrare un po’ “spericolato”, ma Giovanni Falzone che  ha attraversato nel corso della sua crescita generi musicali molto diversi tra loro crescendo rock di Jimi Hendrix e dei Led Zepelin, per poi suonare nell’orchestra del conservatorio e infine incontrare il jazz di Ornette Coleman e Miles Davis, è un musicista che ama la sperimentazione, e vive la contaminazione tra generi musicali come un arricchimento.

Giovanni percepise il ‘ Requiem’ di Giuseppe Verdi in modo intimo e profondo, ed è per questa ragione che ha scelto di  rielaborarlo secondo suo particolare punto di vista, per fare questo ha riunto un’orchesta  che è la perfetta rappresentazone del pezzo stesso, classico verdiana con Joo Cho, soprano – Mansu Kim baritono, Marco Taraddei al fagotto e Jacopo Soler al flauto traverso, una dose di rock con Valerio Scrignoli, una splendida chitarra elettrica, Michele Tacchi basso elettrico e Antonio Fusco all batteria,  infine una sezione di fiati squisitamente jazz con Massimiliano Milesi, Paolo Lopolito, Rudi Manzoli, Simone Maggi e Stefano Perini, si potrebbe dire ‘Verdi secondo Falzone’.

“…questo mio ‘Requiem Around Requiem’ nasce in occasione del bicentenario Verdiano, ma ha l’obbiettivo di omaggiare un grande musicista come Verdi in modo non convenzionale. La mia esperienza personale mi ha portato a fare una sintesi molto ampia della musica ed è proprio per questo che ho fondato la ‘Contemporary Orchestra’ , per mettere assieme più generi musicali e fonderli tra loro utilizzando il Jazz come grande catalizzatore…”

Una scelta singolare per un musicista straordinario che evidentemente, è riuscito a offrire al pubblico presente una serata di altissimo livello,  all’interno di un’edizione di MITO in cui domina la musica  di  Rachmaninoff, la sintesi che Giovanni Falzone ha ottenuto con il suo lavoro è riuscita a conquistare l’attenzione del pubblico del Jazz, catturando la curiosità del pubblico che normalmente è più vicino agli ambienti classici e riuscendo a soddisfare entrambi, che è sicuramente  un’impresa piuttosto difficile ma perfettamente riuscita.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Si ringrazia l’organizzazione di MITO per la gentile disponibilità

Roger Waters emoziona con “The Wall”

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Roger Waters emoziona l’Olimpico con ‘The Wall’

Roger Waters classe 1943, londinese di nascita si trasferisce a Cambrige per motivi di studio e lì incotra  quelli che poi sarebbero diventati i Pink Floyd, compagni importanti di dun lungo viaggio. Diventa leader del gruppo quando avviene il distacco da Syd Barret che lascerà una traccia indelebile nella sua musica. Nel 1979, con la nascita dell’album The Wall, Waters ammette le proprie difficoltà con il gruppo attraverso, un’abile trasposizione artistica,  nasconde i Pink Floyd al pubblico con un muro. Alla fine dell’album come, quindi, alla fine di ogni concerto di The Wall,  il muro viene abbattuto, metafora dell’artista che rinasce al mondo. Solo successivamente alla caduta del Muro di Berlino (1989), l’album verrà associato anche a questo evento, con la celebrazione nella capitale tedesca, nel luglio del 1990.

The Walltorna, rivisto corretto e rinnovato nelle scenografie ma sempre con un impatto emotivo che si potrebbe definire esplosivo.

Roger Waters sale sull’immenso palco montato allo stadio Olimpico di Roma esplode l’ovazione e lo spettacolo inizia. Attraverso l’esecuzione dei pezzi storici sempre incredibilmente attuali, Waters da un’imagine chiara della situazione sociopolitica attuale attaccando senza esclusione di colpi le grandi multinazionali di ogni tipo.

Comincia attaccando la scuola con i bambini che cercano di contrastare il maestro mostro ed indottrinatore, poi appaiono lanciati  ‘aerei da guerra’ simboli religiosi  e brand universalmente conosciuti che ‘bombardano’ città e case e che appaiono nella scenografia come i sostitutivi delle ragioni e degli interessi che animano le guerre, ogni cosa annega nel rosso sangue delle luci. Ed è la volta del  grande cinghiale  volante (che sostituisce il maiale per accentuarne il sognificato) coperto anch’esso di simboli e messaggi, altro emblema destinato ad incarnare, nella sua sgradevolezza, la negatività del credo consumistico.

Roger Waters parla, dichiara la sua solidarietà, alle vittime delle guerre, il suo sostegno alla povertà, si schiera con i più deboli senza possibilità di equivoco. E suona, suona con una grandezza che non smette mai di toccare le profondità intime dei presenti, quando tacciono le parole parlano le note, le corde della sua chitarra intonano un canto ora malinconico ora rabbioso, ma sempre di un’intensità che le parole non possono descrivere fino in fondo. E’ sempre lui, il grande incredibile musicista che nel 1985 dopo la separazione dai Pink Floyd ha iniziato un percorso evolutivo vivendo il presente senza mai dimenticare il passato dimostrando, con l’abbattimento finale del muro di credere ancora nel futuro.

Un particolare ringraziamento a D’Alessando e Galli per il gentile invito.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Carols Santana travolge City Sound

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La passione latina di Carols Santana travolge il pubblico del City Sound 

Una chitarra che   viene da lontano quella di Carlos Santana. Il suono è inconfondibile, Santana arriva dalla  tradizione del Messico (iniziata prestissimo col padre che suonava il violino in un’orchestra mariachi),  approda nel grande mare musicale della California dove  è emigrato nel 1961 al seguito della famiglia. Ha cominciato ad ascoltare i bluesman poi i primi gruppi della psichedelia, dove le chitarre erano potenti racconti di viaggi ai limiti della percezione.

Il primo disco è del 1969, e quando è arrivato a Woodstock, era praticamente sconosciuto, un po’ come successe a Joe Cocker o Richie Havens.

Ma ha azzeccato la giusta performance, al momento giusto e nel posto giusto, e le immagini della sua ‘Soul sacrifice’ fecero il giro del mondo e lo trasformarono in una star mondiale da un giorno all’altro. La formula era imbattibile. Santana non aveva dimenticato la musica della sua terra e semplicemente l’aveva mischiata al rock, con percussioni latine, ritmi sudamericani, creando una miscela di forte impatto, originale, travolgente.

Ieri sera all’Ippodromo del Galoppo nell’ambito di ‘city sound’, per la data milanese del suo ‘The sentier Tour’, la magia si è ripetuta, un boato ha accompagnato l’apparizione di Carlos sul palco e l’energia dei musicisti  ha immediatamente coinvolto  il numeroso pubblico, che contagiato dai ritmi latini si è lasciato prendere  ed ha partecipato attivamente allo spettacolo. L’ippodromo era stracolmo e vibrava all’unisono con il cuore e la musica di Santana.

Nella scaletta non sono mancati classici come Samba Pa Ti, Corazon espinado, Maria Maria, sapientemente alternati ai pezzi dell’ultimo lavoro ‘Shape Shape‘, un’esperienza sempre nuova con forti colori dal passato una musica che fare vibrare  l’anima.

Un’emozione che si ripete ogni volta, ogni volta con una forza e un vigore rinnovati, come la fede di Santana che non dimentica mai di ringraziore Dio per tutto quello che riesce a dare.

L’organizzazione degli eventi è a cura di Live Nation, che ringraziamo per il graditissimo invito.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Grande chiusura per ‘Il Ritmo Delle Città’

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Grande chiusura per ‘Il Ritmo Delle Città’ dedicata ai giovani musicisti.

Chiusura intensa al castello Sforzesco  givedì 25 luglio per “il Ritmo delle Città”, due gruppi, danese il primo (Jazz Mob) e francese il secondo (Remi Panossian Trio) hanno regalato all’assiduo pubblico della manifestazione una chiusura di altissimo livello. Entrambi infatti, malgrado la giovanissima età hanno raggiunto altissimi livelli  di esecuzione.

Il modern mainstrem dei Jazz Mob pone il gruppo al vertice della scena norvegese più vicina alla tradizione storica del jazz. Eccellenti strumentisti, hanno eseguito composizioni originali caratterizzate da coinvolgente dinamismo.

Il Remi Panossian Trio, rivelazione dell’anno nel 2011 per la radio francese TFS Jazz. Il trio del giovane pianista transalpino incontra un emergente di talento, Nicolas Gardel e la sassofonista tededesca Nicole Jo, vincitrice di numerosi concorsi internazionali  e improvvisatrice di grande personalità.

Un finale caratterizzato dall giovane forza del talento europeo di musicisti straordinari e promettenti, per darsi appuntamento alla prossima stagione.

Fonte delle informazioni Maurizio Franco

Immagini e testo di Angela Bartolo

Si ringrazia l’Associazione Arti e Corti – Musica Oggi e tutto lo Staff di ‘il ritmo delle città‘ per la gentile disponibilità.