Carmen Souza al Blue Note

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Carmen Souza al Blue Note di Milano con i suoi ritmi caldi

Carmen Souza é certamente una delle voci più interessanti della nuova generazione della cosiddetta world music. Nata a Lisbona da una famiglia capoverdiana di estrazione cristiana, la sua musica fonde in sé tanti generi musicali, dalla Morna, al Batuke, al Jazz, al Soul e oltre.

Carmen parte dalla forza delle proprie radici per scoprire frontiere sempre nuove. Il suo modo di cantare è una versione del tutto personale della verve di Billie Holiday, Nina Simone e Casara Evoria, tra melodie inusuali, umori esotici, africanismi e scat jazz, vibrati controllati e frasi dall’andamento imprevedibile.

Il suo ultimo album Katchupada è stato il fulcro del concerto al Blue Note. Come l’omonimo piatto di Capoverde, che contiene una grande varietà di ingredienti e spezie, così eclettiche e sorprendenti sono la musica e la voce di Carmen Souza.

Oltre ai brani originali, firmati dalla stessa artista con musiche e arrangiamenti di Theo Pas’cal, spiccano cover di alcuni classici di Charlie Parker e Oscar Hammerstein III come My favourite things e Donna Lee a cui Carmen Sousa, riesce a dare un’impronta estremamente personale.

Una serata ricca di momenti intensi, una serata in cui Carmen Souza, alternando i diversi linguaggi con i quali è cresciuta, con la stessa facilità con cui alterna gli strumenti che suona ( chitarra – piano – rhodes e voce) ha offerto al pubblico del blue note una raffinata serata tra jazz e soul con momenti afro senza mai perdere la sua leggerezza.

Sul palco con Carmen, Theo Pascal (basso elettrico e contrabbasso) arrangiatore di una gran parte dei pezzi contenuti in Katchupada, Elias Kacomanolis (battereia e percussioni) e Ben Burrell (pianoforte), musicisti ricercati e appassionati, capaci di fondersi completamente e delicatamente con le sonorità che di brano in brano Carmen Suoza variava e modulava diversamente. Una serata terminata con una standing ovation che il pubblico ha voluto regalare agli artisti sull’ultimo brano.

Evento organizzato da Blue Note Milano in collaborazione con Parole e Dintorni che si ringrazia per la gentile disponibilità

Immagini e testo di Angela Bartolo

Conferenza Mondiale per la Pace

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Milano 15 e 16 novembre Conferenza Mondiale per la Pace

Portare l’Europa al centro del dibattito è stato l’obiettivo dichiarato della 5° Conferenza Mondiale Science for Peace. L’iniziativa, che nasce nel più ampio contesto del progetto omonimo e che ha come duplice obiettivo la diffusione della cultura di pace e la riduzione delle spese militari, celebra nel 2013 la sua Quinta Edizione.

Premi Nobel, scienziati e illustri personaggi della cultura mondiale si sono confrontati per andare al cuore dei problemi che minacciano la stabilità dell’Unione Europea. In un momento attraversato da grandi instabilità e incertezze, è infatti cruciale che i Governi dei 28 Paesi Europei si adoperino affinché riemerga con rinnovato entusiasmo e vigore il progetto di Altiero Spinelli di un’Europa unita, impegnata anche per la pace. Il dibattito ha esplorato quel perimetro – geografico, politico, economico e culturale – chiamato Europa per riflettere, in un momento importante per la storia dell’Unione Europea, sul senso di identità nazionale e spirito comunitario, rispetto dei popoli e risposte ai nazionalismi, politiche sovranazionali e istanze locali.

La 5° Conferenza Mondiale Scienze for Peace esplora quel perimetro (geografico, politico, economico e culturale) chiamato Europa per riflettere, in un momento cruciale per la storia dell’Unione Europea, sul senso di identità nazionale e spirito comunitario, rispetto dei popoli e risposte ai nazionalismi, politiche sovranazionali e istanze locali.

All’Europa delle banche, di Bruxelles e degli interessi economici si vogliono quindi allargare i confini, per fare l’Europa delle persone, dei territori, delle contaminazioni culturali, dei diritti civili condivisi, della progettazione comune e sostenibile, dei valori e delle responsabilità.

Tra coloro che sono intervenuti anche il Premio Nobel per la Pace 1997 Jody Williams, il Giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato e il Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino.

Jody Williams “apre” assieme a proffessor Veronesi il primo tavolo, e mentre il professore si occupa della parte diplomatica appena Jody ottiene la parola va dritta al nocciolo della questione;

“…alcuni di voi mi forse mi conoscono per le mie precedenti battaglie, ultima in ordine di tempo la campagna contro la produzione e lo smercio delle mine anti uomo, ma ora abbiamo un nuovo obbiettivo, fermare la costruzione e lroduzione dei “killer robots”….”

e ancora;

“….come già rilevato, la tecnologia sta avanzando troppo velocemente nella creazione dei “killer robots,” non consentendo sufficiente spazio e tempo per discutere le implicazioni derivanti dalla creazione e dall’utilizzo di armi robot nell’aria, sulla terra e in mare, in grado di controllare la vita e la morte degli individui. Le armi robot cambierebbero per sempre il volto della guerra dando il via a una nuova terrificante generazione di armi. Noi non siamo contro il progresso, ma contro le tecnologie impiegate nella costruzione di armi robot..”

Con un discorso breve, chiaro e diretto, Jody Williams ha esposto il suo punto di vista spiegando anche con dovizia di particolari quali potrebbero essere le conseguenze dell’uso di queste nuove armi in un futuro che per quanto possa sembrare lontanissimo si trova invece proprio dietro l’angolo.

Dal rapporto tra scienze e fede ai sistemi carcerari in Europa, dalle politiche agricole dell’UE al percorso da tanti auspicato verso gli Stati Uniti d’Europa, dal virus dei nazionalismi al mercato delle armi: l’Europa, Premio Nobel per la pace, diventa l’ospite di questa edizione, diventando interlocutrice privilegiata attraverso la quale approfondire alcuni dei temi più caldi dell’attualità e della contemporaneità.

Oltre i confini. Senza limite. Cercando nuove frontiere.