Paolo Fresu & Uri Caine

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JAZZMI – Al Conservatorio di Milano Paolo Fresu & Uri Caine tra classica e jazz

l duo costituito da Paolo Fresu e Uri Caine, è la storia del fortunatissimo incontro tra due grandi personalità del jazz moderno.

Tra i brani usualmente presentati, oltre a standard come “Darn that dream” e “Doxy”, troviamo delle vere e proprie perle come “Lascia ch’io pianga” di Haendel in una versione da brivido ed il fantastico medley che unisce un classico della canzone italiana come “Non ti scordar di me” con “Centochiodi”, brano scritto da Fresu per la colonna sonora del bellissimo omonimo film di Ermanno Olmi.

Uri Caine è noto per le sue visionarie rivisitazioni di repertori classici, un lavoro iniziato con un omaggio a Gustav Mahler e proseguito con i Lieder di Robert Schumann e le Variazioni Golberg di Johann Sebastian Bach, pubblicati dall’etichetta Winter & Winter, che gli hanno assicurato uno straordinario successo, fino ad essere invitato, con il programma dedicato a Mahler, anche dal prestigioso festival di musica classica di Salisburgo.
Non sorprende, dunque, l’incontro con Paolo Fresu,  riconosciuto quale un musicista altrettanto attento ai diversi suoni del contemporaneo.  Il dialogo nato dall’incontro con Paolo Fresu –basato essenzialmente sull’interpretazione  personalizzata di alcuni standard “pericolosi” della storia jazzistica -è di quelli di altissimo valore qualitativo e, già sulla carta, capace di incuriosire ed affascinare anche il più lontano e tiepido appassionato.

Il sentimento che muove l’esperienza è lo stesso. Dopo una serie di concerti, nell’estate 2006 Fresu e Caine hanno pubblicato il cd “Things”, per la prestigiosa etichetta Blue Note, dedicato ad una rilettura di alcuni brani divenuti classici del jazz. Come accade per il trio “standards” di Keith Jarrett, Fresu e Caine insieme hanno dimostrato quanto sia possibile rinnovare alcune tra le pagine più famose del jazz, tra ammalianti ballad ed invenzioni ritmiche, che rendono il loro incontro musicale un evento straordinario che ha riempito la sala del Conservatorio fino all’ultimo posto.