Conferenza Mondiale per la Pace

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Milano 15 e 16 novembre Conferenza Mondiale per la Pace

Portare l’Europa al centro del dibattito è stato l’obiettivo dichiarato della 5° Conferenza Mondiale Science for Peace. L’iniziativa, che nasce nel più ampio contesto del progetto omonimo e che ha come duplice obiettivo la diffusione della cultura di pace e la riduzione delle spese militari, celebra nel 2013 la sua Quinta Edizione.

Premi Nobel, scienziati e illustri personaggi della cultura mondiale si sono confrontati per andare al cuore dei problemi che minacciano la stabilità dell’Unione Europea. In un momento attraversato da grandi instabilità e incertezze, è infatti cruciale che i Governi dei 28 Paesi Europei si adoperino affinché riemerga con rinnovato entusiasmo e vigore il progetto di Altiero Spinelli di un’Europa unita, impegnata anche per la pace. Il dibattito ha esplorato quel perimetro – geografico, politico, economico e culturale – chiamato Europa per riflettere, in un momento importante per la storia dell’Unione Europea, sul senso di identità nazionale e spirito comunitario, rispetto dei popoli e risposte ai nazionalismi, politiche sovranazionali e istanze locali.

La 5° Conferenza Mondiale Scienze for Peace esplora quel perimetro (geografico, politico, economico e culturale) chiamato Europa per riflettere, in un momento cruciale per la storia dell’Unione Europea, sul senso di identità nazionale e spirito comunitario, rispetto dei popoli e risposte ai nazionalismi, politiche sovranazionali e istanze locali.

All’Europa delle banche, di Bruxelles e degli interessi economici si vogliono quindi allargare i confini, per fare l’Europa delle persone, dei territori, delle contaminazioni culturali, dei diritti civili condivisi, della progettazione comune e sostenibile, dei valori e delle responsabilità.

Tra coloro che sono intervenuti anche il Premio Nobel per la Pace 1997 Jody Williams, il Giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato e il Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino.

Jody Williams “apre” assieme a proffessor Veronesi il primo tavolo, e mentre il professore si occupa della parte diplomatica appena Jody ottiene la parola va dritta al nocciolo della questione;

“…alcuni di voi mi forse mi conoscono per le mie precedenti battaglie, ultima in ordine di tempo la campagna contro la produzione e lo smercio delle mine anti uomo, ma ora abbiamo un nuovo obbiettivo, fermare la costruzione e lroduzione dei “killer robots”….”

e ancora;

“….come già rilevato, la tecnologia sta avanzando troppo velocemente nella creazione dei “killer robots,” non consentendo sufficiente spazio e tempo per discutere le implicazioni derivanti dalla creazione e dall’utilizzo di armi robot nell’aria, sulla terra e in mare, in grado di controllare la vita e la morte degli individui. Le armi robot cambierebbero per sempre il volto della guerra dando il via a una nuova terrificante generazione di armi. Noi non siamo contro il progresso, ma contro le tecnologie impiegate nella costruzione di armi robot..”

Con un discorso breve, chiaro e diretto, Jody Williams ha esposto il suo punto di vista spiegando anche con dovizia di particolari quali potrebbero essere le conseguenze dell’uso di queste nuove armi in un futuro che per quanto possa sembrare lontanissimo si trova invece proprio dietro l’angolo.

Dal rapporto tra scienze e fede ai sistemi carcerari in Europa, dalle politiche agricole dell’UE al percorso da tanti auspicato verso gli Stati Uniti d’Europa, dal virus dei nazionalismi al mercato delle armi: l’Europa, Premio Nobel per la pace, diventa l’ospite di questa edizione, diventando interlocutrice privilegiata attraverso la quale approfondire alcuni dei temi più caldi dell’attualità e della contemporaneità.

Oltre i confini. Senza limite. Cercando nuove frontiere.

Ligabue presenta Mondovisione

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Ligabue presenta Mondovisione a Milano

l 26 novembre, a oltre 3 anni da “Arrivederci, Mostro!”, uscirà “MONDOVISIONE”, il nuovo atteso album di inediti di Ligabue.

“MONDOVISIONE” è prodotto da Luciano Luisi, al riguardo Luciano spiega che semplicemte ha voluto il suono di questo lavoro più simile al suono attuale del suo gruppo, e Luciano Luisi fa parte del suo attuale gruppo, il singolo “Il sale della terra” è al 1° posto della classifica dei brani più trasmessi in radio e ai vertici della classifica di iTunes. Sono già oltre due milioni e mezzo le visualizzazioni su YouTube del video ufficiale del brano.

“…all’inizio di questo viaggio io e Luciano siamo stati subito daccordo sul fatto che l’album dovesse avere un suono “classico” ma in un contesto moderno “ …classic..but from space!” come ci ripetevamo spesso con i ragazzi della band. Le parole chiave che ci hanno guidato sono: verità e schiettezza, far passare attraverso sincerità che abita i racconti le pulsioniemotive che li hanno generati. In questo lavoro convivono molti colori e sfumature, molte passioni e umori e anche qualche inusuale approccio agli arrangiamenti, dal minimalismo musicale (Steve Reich , Pilip Glass) in certe parti percussive del piano, ad ipnotici elementi di musica elettronica a qualche sapore Morriconiano sparso qua e la…”

«“Il sale della terra” – dichiara LIGABUE – parla di una crisi che non è solo economica, ma sociale e di comportamento. Ha a che fare con il bisogno di potere, con le conseguenze prodotte da chi vuole conquistare il potere a ogni costo e a ogni costo mantenerlo. È una crisi talmente drammatica che non sono riuscito a non raccontarla in una canzone: in genere non lo faccio».

“Il muro del suono”, “Ciò che rimane di noi”, “La terra trema, amore mio”, “Il volume delle tue bugie”, “La neve se ne frega”, “Siamo chi siamo”, “Il sale della terra”, “Nati per vivere (adesso e qui)”, “Per sempre”, “Tu sei lei”, “Con la scusa del r’n’r”, “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”: sono questi i titoli dei brani che saranno contenuti nel nuovo album, “postati” da Ligabue sui suoi social network ufficiali.

Inoltre, è in libreria “La vita non è in rima (per quello che ne so)”, intervista a LIGABUE sulle parole e i testi, curata da Giuseppe Antonelli. Il volume, edito da Laterza, contiene in anteprima i testi integrali dei brani del nuovo album.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni e organizzazione dell’evento l’uffficio stampa Parole e Dintorni che si ringrazia per il gentile invito.

I Blue tornano all’Alcatraz

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I Blue tornano all’Alcatraz di Milano

I Blue, con oltre quindici milioni di copie vendute e tre album in vetta alle classifiche in tutto il mondo ‘All Rise, One Love, Guilty’, dopo aver suonato dal vivo in tutto il mondo e duettato con artisti del calibro di Elton John e Stevie Wonder, a tredici anni dal loro debutto sono una band che può contare su una solida esperienza artistica e un’altrettanto consolidata amicizia fra i suoi quattro componenti: Lee Ryan, Antony Costa, Duncan James e Simon Webbe.

Quando nel 2005 ognuno di loro decide di prendere un periodo di riposo dalla band per dedicarsi ad altri interessi personali – dalla carriera Tv a dischi solisti, incursioni nel mondo del musical o in quello degli affari – il legame comunque non si spezza ed è sufficiente il richiamo dei fan e l’occasione di rappresentare il Regno Unito alla Eurovision Song Contest nel 2011, perchè la band ritrovi l’energia e l’entusiasmo degli esordi, ma con la maturità e il carisma di artisti adulti.

Per questo, dopo quell’esperienza, i Blue si sono immediatamente messi a lavorare al quarto album in studio, trovando nel pluripremiato RedOne, già collaboratore di Lady Gaga, Pitbull e Jennifer Lopez, e nel duo Wayne Hector & Cutfather (Britney Spears, Pussycat Dolls, James Morrison, Nicki Minaj) i produttori in grado di valorizzare l’evoluzione del loro stile caratteristico, fatto di ballate pop e canzoni ricche di energia. Il risultato è Roulette, uscito in Italia il 1° febbraio 2013 (su etichetta Universal), un disco che in 13 tracce – 15 per l’edizione deluxe – esprime al meglio chi sono i Blue oggi. Come già l’album, anticipato dal singolo Hurt Lovers, al quale ha fatto seguito Without You, anche il palco mostra che la ex boyband nata a fine anni 90, è stata capace di mantenere intatto il marchio di fabbrica che li ha portati al successo planetario, diventando una grande band composta da performer carismatici e ottimi compositori di canzoni pop destinate a colpire al primo ascolto.

Immagini di Angela Bartolo

Organizzazione degli eventi a cura di Barley Arts

Tom Harrell al Blue Note

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Tom Harrell al Blue Note di Milano emoziona il suo pubblico

Tom Harrell (classe 1946) è senza dubbio uno dei più importanti trombettisti jazz in circolazione, conosciuto nel mondo intero per le sontuose ed complesse melodie che ha composto e che gli hanno valso anche la fama di uno dei più grandi compositori dell’ultima generazione.

“Tom non suona solo le note giuste, lui diventa ogni nota che suona” Joe Lovano

Nei suoi ormai 40 anni di carriera musicale di jazz d’avanguardia, ha suonato con tutti i più grandi, da Dizzy Gillespie a Carlos Santana.Il magazine “Newsweek” lo ha definito “Il maestro della melodia”; “Down Beat”, la principale rivista americana di jazz, lo elegge tra le migliori trombe, ininterrottamente, dal 1977, e dal 1995 anche tra i migliori compositori; i suoi dischi hanno vinto Grammy e premi della critica.

“La musica mi ha dato una ragione per vivere. Quella ‘nera’, soprattutto, perché penso che tutta la musica provenga dall’Africa. I ritmi, l’armonia e le melodie mi hanno trasmesso il vero significato della vita perché tutta la forza vitale è contenuta all’interno della musica stessa”.

C’era grande attesa tra il pubblico, e le attese non sono state deluse, Tom Harrell entra in scena, al suo fianco Danny Grissett piano e Fender Rhodes e Ugonna Okegwo contrabbasso, per regalanrci serata all’insegna del grande jazz e dell’emozione.

“Spero di trasmettere con la musica la serenità alla gente. Penso che la musica sia un mezzo attraverso cui le persone trovino le risposte dal profondo, guardando alle loro origini, e comunicando all’esterno le loro emozioni”. Tom Harrell

Immagini e testo di Angela Bartolo

evento organizzato d Blue Note Milano in collaborazione con Parole e Dintorni che si ringrazia per la gentile disponibilità.

William Parker quartet

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William Parker quartet – jazz tra improvvisazione e poesia – Aperitivo in Concerto al teatro Manzoni

Importante figura di raccordo del free jazz dagli anni settanta ad oggi, il contrabbassista/compositore William Parker ha fatto della musica una questione di vita spirituale, spesso ha cercato di spiegare alla comunità musicale come il suo jazz fosse intimamente legato alle occasioni della vita, alla sua tristezza, ma anche come fosse possibile sopportarne il carico grazie a quel legame verso la fede in Dio.

Tralasciando tutta la maestosa attività svolta a servizio di tanti nomi illustri della musica improvvisata americana e non (Bill Dixon, Sunny Murray, Charles Tyler, Billy Higgins, Charles Brackeen, Alan Silva, Frank Wright, Frank Lowe, Rashid Ali, Donald Ayler, Don Cherry, Cecil Taylor, Jimmy Lyons, Milford Graves, Walter Bishop, Sr., Maxine Sullivan, Peter Kowald, Peter Brotzmann, Han Bennink, Tony Oxley, Derek Bailey, Louis Sclavis, Louis Moholo) e quella condotta in coabitazioni musicali con alcuni dei migliori talenti del free degli ultimi trent’anni.

Il sound è spesso ipnotico, con continue scosse allo strumento ricavate anche attraverso tecniche estese, un uso dell’arco tutto frutto della personale interpretazione dei temi di Parker, che dà alla sua musica un tono dissonante, incalzante.

“….Ci sono due modi per fare musica – la via accademica o quella spirituale. La prima è costruita sul concetto che non esiste un mondo spirituale vivente, solo il mondo che possiamo vedere, sentire, toccare, sentire e gustare. Questa musica è basata sull’idea che l’uomo è il compositore della musica e la musica si manifesta solo come suono. E’ finita, con un inizio e una fine. Questa scuola di musica è insegnata nelle scuole in tutto il mondo usando mappe chiamate spartiti che regolano l’immaginazione. Utilizzando teorie e formule studiate per tenerci lontano da una esperienza religiosa. Il secondo approccio alla musica non viene insegnato nella scuola di musica. Le teorie della Musica Cosmica, Musica Spirituale, Musica Winti, Musica dei Toni, Musica Om, si basano sulla teoria musicale finale che risiede nell’amore per Dio. Il riconoscimento che l’Universo e tutto ciò che è dentro è collegato ed è musica. “La musica è” tutto ciò che vive, tutto ciò che è parte della creazione. Composizione musicale e l’improvvisazione diventa una forma di preghiera. Succinta e meravigliosa. Che comprende l’intera esistenza del suono e del silenzio…” William Parker

Insieme a Parker in questo progetto tra jazz e poesia, David Budbill, autore di sette volumi di poesie, di otto testi teatrali, un romanzo, una serie di testi per l’infanzia e numerosi saggi, nonché un libretto per un’opera. Fra le più importanti voci poetiche nel panorama letterario statunitense, da lungo tempo collabora e si esibisce con il contrabbassista e compositore William Parker e con il batterista Hamid Drake, con i quali ha inciso ‘Songs for a Suffering World ‘(2003) e ‘Zen Mountains – Zen Streets’ (1999).

A completare il gruppo Rob Brown al sassofono contralto e Lewis Barnes alla tromba, collaborazioni collaudate da anni di progetti e dischi prodotti, che ci hanno regalato una mattinata di intense emozioni musicali.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni Aperitivo in Concerto.
Evento organizzato da Mediaset e Publitalia 80.
Un particolare ringraziamento alla Sig.ra Viviana Allocchio Responsabile Iniziative Speciali Fininvest/Teatro Manzoni per la gentile collaborazione.

Enrico Intra

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Enrico Intra presenta – Improvvisazione Altra

All’interno della rassegna musicale dell’Atelier, giunto ormai alla ventesima edizione, Enrico Intra presenta la pubblicazione di un volume dal titolo ‘Improvvisazione Altra’ (Rugginenti Editore),frutto di un anno di corso di “improvvisazione estemporanea collettiva” tenuto ai Civici Corsi di Jazz di Milano, di cui Intra è anche direttore.

Il libro presenta un metodo, raccoglie saggi sull’improvvisazione firmati da autorevoli studiosi e compositori italiani ( da Luigi Pestazzola a Vincenzo Caporaletti, da Giacomo Manzoni a Giovanni Damiani, Alessandro Melchiorre a Andrea Melis), insieme a un gran numero di esempi servono a familiarizzare con pratiche improvvisative contemporanee non più fondata sull’armonia, ma sul suono, il ritmo, l’interplay, le dinamiche, l’elaborazione tematica. Una prassi con la quale si portano ne jazz trasformandole, le intuizioni degli autori del secondo novecento e della scuola viennese, filtrate dal senso del blues e dello swing che caratterizza in dai primi esordi, avvenuti negli anni cinquanta, il mondo dell’artista milanese.

La storia musicale di Enrico Intra è legata alla costante ricerca di originali mezzi espressivi e, come è avvenuto per altri protagonisti del jazz, guarda al passato per capire e forgiare il presente.

Per ‘dimostrare’ meglio le sue teorie, Enrico Intra oltre ad allegare al libro un cd musicale ha tenuto un concerto sabato 9 novembre all’interno appunto della rassegna dell’Atelier Musicale, per l’occasione nello splendido spazio della Società Umanitaria in via San Barnaba a Milano, con una formazione singolare quanto riuscita. Enrico Intra (pianoforte), Toni Arco (batteria),Marco Maggi (contrabbasso), Gianluca Barbaro (ewi), Eloisa Manera (violino) hanno regalato al numeroso pubblico presente un momento di intensa emozione e sottile divertimento.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni Maurizio Franco

Evento organizzato dall’associazione culturale Secondo Maggio in collaborazione con Musica Oggi con il contributo della Fondazione Cariplo e il patrocinio del Comune di Milano.

Maceo Parker fa ballare il Blue Note

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Maceo Parker fa ballare il Blue Note di Milano con la sua forza funk.

Maceo Parker classe 1943 è ormai un sinonimo di funk, le sue collaborazioni con i grandi del genere ne hanno fatto la storia .Nessun musicista più di lui rappresenta l’essenza stessa del genere, sin dagli esordi al fianco di James Brown, intorno alla metà degli anni sessanta.

Il suono del suo sax ha segnato indelebilmente i successi del “Padrino del Soul”, a cui ha impresso il suo leggendario groove.

Una lunga carriera costellata di successi e riconoscimenti, collaborazioni di prestigio, oltre al lungo sodalizio con James Brown ha suonato con Prince, Parliament/Funkadelic, Brian Ferry, Living Colour, Material, De La Soul, George Clinton, e molti altri grandi, ha al suo attivo una quindicina di album solisti di altissimo livello.

Un artista straordinario che riesce ad essere contemporaneamente una forza della natura ed un raffinato strumentista.

Ha cominciato a suonare alla tenera età di 11 anni e ben presto il suo talento e il suo stile si sono rivelati in quel particolare modo di suonare il sax, più vicino alla batteria che al suono che si addice ad uno strumento melodico.

Al modello musicale di Charlie Parker ha aggiunto una sferzata funk dalle sfumature più percussive, Maceo Parker non si limita a suonare il sassofono, interloquisce con il pubblico, canta suona e coinvolge tutto il suo corpo nella vibrazione musicale, sembrerebbe ‘posseduto’ dal sond, e la stessa cosa si può sicuramente dire degli straordinari musicisti che lo accompagnano, Will Boulware (tastiere), Martha HighDarliene Parker (voce), Bruno Speight (chitarra), Rodney Curtis ( basso), con il risultato di ottenere una miscela trascinante, irresistibile, che invita a muoversi e ballare senza tregua, cosa che al Blue Note di Milano sabato sera è stata inevitabile.

Immagini e testo di Angela Bartolo

evento organizzato da Blue Note Milano in collaborazione con Parole e Dintorni che si ringrazia per la gentile disponibilità.

Dr Lonnie Smith travolge il Blue Note

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Dr Lonnie Smith travolge il Blue Note con un indimenticabile Hammond

Ho incontrato Dr. Lonnie Smith per la prima volta molti anni fa al Blue Note e allora come ieri sono rimasta affascinata da questo meraviglioso Sik che sprigionava l’energia di un tornado.

Mercoledì sera ho ritrovato questo straordinario musicista, nuovamente al Blue Note a Milano, scopro nel documentarmi che è nato a Buffalo (NY) ed è figlio d’arte, e che evidentemente ad un certo punto della sua vita, ha scelto una spiritualità inusuale per noi occidentali, ma questo è un punto sul quale, alle domande dirette dei giornalisti risponde con un sorriso.

La storia musicale di Lonnie inizia quindi a Buffalo in giovanissima età, la sua attenzione è inizialmente rivolta al Pop, ma per una serie “casualità” Lonnie incontra il jazz e, in chiesa l’organo Hammond, affascinato da l jazz e folgorato dal suono dell’organo, comincia a recarsi ogni giorno al negozio di arti musicali di Buffalo Art Kubera solo per guardare gli organi da cui tanto era attratto.

Lonnie Simith racconta:

 “Un giorno trovai il negozio chiuso e mentre me ne stavo andando il titolare mi chiamò nel retro e mi disse “Vedi quell’Organo? Prendilo è tuo” non potevo crederci, era un organo nuovo che costava un sacco di soldi. Quell’uomo per me è stato un angelo e ha completamente cambiato la mia vita.”

Così Lonnie imbocca la strada del jazz prendendo spunto da Smith e Davis, comincia a suonare un ad orecchio partendo dalle sue basi sol e pop. Da quel momento parla la storia molti dei sui dischi come “Afro-Desia”, “Move your Hand” o “Finger-Lickin’ Good Soul Organ” sono emblematici di quello che è il suo sound.

Lonnie Smith è in prima linea della scena Jazz dal 1967 e ha collaborato tra gli altri, con Lou Donaldson, David Newman, Blue Mitchell, Joe Lovano, George Benson, Jack McDuff, Dizzy Gillespie, Grover Washington Jr, Ron Carter, Jimmy McGriff, Leon Thomas, inoltre ha registrato ed è apparso in più di 70 album. E’ noto anche per le sue collaborazioni con grandi del R’n’B e del Soul come Gladys Knight, Dionne Warwick, Etta James, The Impressions e the Coasters. Recentemente è stato insignito del titolo di “Miglior Organista Jazz” 2003/2004 /2005 dal Jazz Journalist Association.

Il Blue Note di Milano mercoledì sera travolto e coinvolto dal tornado che questo straordinario musicista riesce a scatenare il pubblico è rimasto per tutto il tempo del concerto completamente rapito dal suono e dall’energia di Dr Lonnie Smith, ma anche dalla straordinaria abilità di Jonathan Kreisberg alla chitarra e Johnathan Blake alla batteria, perfettamente affiatato il trio, ci ha regalato una serata senza dubbio indimenticabile.

Dr Lonnie Smith ha deciso di stupirci ancora una volta e tornando sul palco per i bis, ha collegato il bastone da ‘passeggio’ a uno spinotto trasforormandolo in uno strano strumento a percussione e regalandoci una chiusura decisamente particolare di un concerto decisamente straordinario.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Evento organizzato dal Blue Note Milano in collaborazione con Parole e Dintorni che si ringrazia per la gentile disponibilità.

 

Regina Carter al Blue Note

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Il violino di Regina Carter fa volare il pubblico del Blue Note attraverso la musica

Regina Carter oggi è considerata il violino jazz più importante e significativo, dopo quello leggendario di Stephane Grappelli. La sua bravura e la sua fama sono state consacrate anche grazie alla collaborazione con Wynton Marsalis (Grammy Awards e premio Pulizer), con la “Lincoln Center Jazz Orchestra” e Cassandra Wilson per “Travelion Miles”.

La sua autorevolezza musicale, mista a grazia ed eleganza, è riconosciuta dalle riviste specializzate più importanti. Ma non è soltanto il mondo del jazz ad interessarsi alla sua musica: artisti come Faith Evans, Elliot Sharp, e Mary J. Blige l’ hanno chiamata a collaborare nelle loro registrazioni.

Regina Carter spazia dalla musica classica al jazz alla world music e combina una tecnica mozzafiato con qualità profonde di composizione e di improvvisazione con un nuovo, aggressivo approccio al suo strumento e al tempo stesso mette in dubbio l’immagine comune del violino: nelle mani della Carter il violino mostra non soltanto il suo lato melodico, bensì anche tutte le sue possibilità percussionistiche.

Con l’ultimo album “Reverse Thread”, Regina Carter  ci trasporta in un ipnotico e affascinante mondo di melodie popolari africane.

Martedì 29 ottobre al Blue Note di Milano Regina Carter, con Xavier Davis al piano, Jesse Murphy basso, e una splendida Gayelynn McKinney alla batteria hanno regalato ad un pubblico appassionato e attento una serata decisamente emozionanate. C’erano diversi musicisti tra il pubblico e al termine della serata, Regiana ha chiamato sul palco per dare vita a un bis veramente particolare un amico violinista che ha duettato con lei in modo davvero straordinario, aggiungendo se possibile emozione all’emozione già data.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni Bule Note Milano

Evento organizzato da Blue Note Milano con la collaborazine di Parole e Dintorni che si singrazia per la gentile disponibilità

Amiri Baraka al Manzoni

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Al Manzoni Amiri Baraka tra Jazz Blues e poesia

Amiri Baraka ha studiato alla Rutgers University(l’Università statale del New Jersey), alla Columbia e alla Howard University, pur senza laurearsi.
Nel 1967 tuttavia divenne lecturer nella San Francisco State University e nel 1984 ebbe un incarico di professore cattedratico nella Rutgers University. Scrittore, poeta, saggista, drammaturgo e musicista, ha pubblicato numerosi libri di poesia, saggi, racconti e dischi. Ha fondato nel 1964, la Black Arts Repertory Theatre/Scchool (BART/S).

In seguito alla morte di Malcom X, avvenuta nel 1965, si è convertito all’Islam, cambiando nome: separatosi dalla prima moglie, si è trasferito ad Harlem.È stato leader dell’organizzazione musulmana Kawaida fino alla sua “conversione” al marxismo, avvenuta negli anni sessanta.

Al Teatro Manzoni per l’aperitivo in concerto, a sostenere i testi cantati, recitati , pronunciati , uralti e drammaticamente bisbigliati di Amiri Baraka the Word Music, un gruppo formato da alcuni tra i più significativi esponenti dell’improvvisazione afro-americana contemporanea Renè McLean sassofono contralto, figlio di un genio dell’hard hop più avanzato come il leggendario sassofonista Jakie Mclean, D.D. Jakson al pianoforte,di rado presente sulle scene italiane, già collaboratore di David Murray e di Billy Bang, Calvin Jones al contrabbasso, più volte a fianco di musicisti come Greg Osby, e Pheeroan akLaff batteria, strumentista egregio e creativo, a lungo con artisti quali Leo Smith, Oliver Lake, Yosuke Yamashita.

Afferma David Jauss:

se vogliamo capire pienamente la poesia dei nostri tempi, dobbiamo cercare di capire perchè essa si sia così frequentemente rivolta al jazz come fonte di ispirazione

Una mattinata in totale comunione con l’intensa espressività di artisti di incredibile forza emotiva, capaci di comunicare l’emozione anche a chi non conoscesse il senso delle parole.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni Aperitivo in Concerto.
Evento organizzato da Mediaset e Publitalia 80.
Un particolare ringraziamento alla Sig.ra Viviana Allocchio Responsabile Iniziative Speciali Fininvest/Teatro Manzoni per la gentile collaborazione.

David Murray Infinity Qartet & Macy Gray

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David Murray Infinity Qartet & Macy Gray per un’apertura sold out di Aperitivo in Concerto

 

Il sassofonista David Murray, uno fra gli indiscussi protagonisti della musica improvvisata degli ultimi tre decenni, torna a Milano per presentare il suo nuovo quartetto, che vanta la presenza del noto contrabbassista Jaribu Shahid, dell’eccezionale batterista Nasheet Waits e dell’eccellente pianista Thornton Hudson jr.

Affianca Murray una cantante straordinaria e conosciuta in tutto il mondo come Macy Gray, strepitosa protagonista internazionale di un raffinato neo-soul che nel gruppo del sassofonista ritrova le sue radici improvvisative per una travolgente esibizione che coniuga funk, soul e blues.

Natalie Renee McIntyre, Macy Gray, pubblica nel 1999 ‘On how life is ‘che ottiene un enorme successo, tale da farle guadagnare il Grammy Award. Ha al suo attivo collaborazioni straordinarie con artisti come Erykah Badu e non solo. Appare nel film Spider Man interpretando se stessa, nel 2012 partecipa a Sanremo in qualità di ospite. Ha da poco paratecipato alla realizzazione dell’album ‘Be My Monster Love‘ a firma David Murray.

Al Teatro Manzoni, domenica mattina questo straordinario insieme di artisti ha dato inizio ad una stagione con grandi presupposti, Macy ha ‘stuzzicato’ il pubblico fino a sciogliere il composto ascolto dei milanesi e coinvolgerlo in cori e ovazioni.

Lo spettacolo si è articolato, tra assoli strumentali sublimi e momenti vocali di una qualità e un livello indescrivibili, emozionanati e a volte come nel caso della voce del pianista Thornton Hudson jr inaspettati.

Un momento di musica di qualità strordinaria e di un’ntensità difficile da dimenticare.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Fonte delle informazioni Aperitivo in Concerto.
Evento organizzato da Mediaset e Publitalia 80.
Un particolare ringraziamento alla
Sig.ra Viviana Allocchio Responsabile Iniziative Speciali Fininvest/Teatro Manzoni per la gentile collaborazione.

I Foals sbarcano all’Alcatraz

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I Foals sbarcano all’Alcatraz unica data italiana ‘Holy Fire tour 2013’

Vengono da Oxford, dove si sono formati nel 2005 e suonano un rock già definito ‘calendoscopio sonoro dai tratti sofisticati e sperimentali’.

E’ dal 2008 che Yannis Philippakis, Jack Bevan e compagni non si esibiscono dalle nostre parti e nel frattempo, dopo alcuni EP e l’esordio discografico avvenuto nel 2008 col l’ottimo ‘Antidotes’, la band di Oxford ha dato alle stampe anche ‘Total life forever’ nel 2010, ed è appena uscita su DVD la loro doppia performance dal vivo realizzata sul palco della Royal Albert Hall di Londra lo scorso 28 marzo (dove hanno registrato il sold out) intitolata  ‘Holy Fire – Live at the Royal Albert Hall’.

I Foals coinvolgono il loro pubblico con un tornado di energia che parte dal palco innescato da Yannis per coinvolgere e sconvolgere chiunque voglia davvero farsi catturare dalla vibrazione rock che a tratti, sembra davvero sollevarti da terra, giovani, tecnicamente preparati, ma soprattutto capaci di scatenare l’alchimia che trascina la folla.

Una scaletta ricchissima quella eseguita all’Alcatraz che ha permesso a tutti I presenti, compresi quelli che dei Foals sapevano poco o nulla, di capire conoscere e sentire quanto nel rock ci sia ancora da dire, ‘Prelude’,’ Olympic Airways’, ‘Blue Blood ‘, ‘‘Late Night’, ‘My Number’, sono solo alcuni dei pezzi che hanno coinvolto e sconvolto i numerosi fances.

Immagini e testo di Angela Bartolo

Organizzazione a cura di VIVO Concerti